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La solitudine addomesticata

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Anno: 1992
Editore: Borla
Autore: Jean-Michel Quinodoz
Argomento: Psicologia

Descrizione

La solitudine ha due facce. Non domata, può diventare una cattiva consigliera. Addomesticata, può diventare preziosa: prendere consapevolezza della nostra solitudine ci permette di farne una risorsa disponibile e di apprezzare maggiormente le relazioni con gli altri. Quale risultato può dare la psicoanalisi a una persona per la quale il senso di solitudine sia angosciarte? Si può addomesticare la solitudine? L’esperienza dell’incontro analitico mostra come il senso di solitudine possa trasformarsi nel contesto della relazione fra analizzando e analista. Sentirsi soli può allora voler dire la percezione che noi siamo unici e che anche gli altri lo sono. Il passaggio da una solitudine angosciante a una solitudine addomesticala si compie attraverso l’elaborazione delle angosce di separazione. Questo tipo di angoscia è un sentimento universale, che si riproduce nella relazione con l’analista ed ha tutte le caratteristiche dei fenomeni transferali. In questa prospettiva, la conclusione dell’analisi implica la capacità dell’analizzando di scoprire che può continuare da solo, avendo acquisito un’autonomia che l’autore descrive come un sentimento di «portanza». Il libro è diviso in tre parti. Un esempio clinico serve come punto di partenza ed evidenzia, in termini generali, i problemi che si pongono, sia all’analizzando che all’analista. La seconda parte esamina in modo originale il posto assegnato all’angoscia di separazione nelle principali teorie psicoanalitiche della relazione d’oggetto. La terza parte è dedicata alla pratica, cioè a come interpretare l’angoscia di separazione quando emerge nel transfert tra analizzando e analista.